Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legislativo che prevede, da un lato, l’introduzione dei nuovi reati presupposto ai fini del D.Lgs. 231/2001, e, dall’altro, delle modifiche anche su taluni reati che erano già inclusi fra quelli presupposto della responsabilità amministrativa degli enti.

Tra le maggiori novità:

  • si prevede di punire anche le ipotesi di delitto tentato (e non solo consumato) per i reati fiscali che presentano l’elemento della transnazionalità, se l’imposta IVA evasa non sia inferiore a 10 milioni di euro;
  • si amplia il catalogo dei reati tributari per i quali è considerata responsabile anche la società (ai sensi del D.Lgs. n. 231 del 2001) includendovi ora i delitti di dichiarazione infedele, di omessa dichiarazione e di indebita compensazione;
  • si estende la responsabilità delle società anche ai delitti di frode nelle pubbliche forniture, al reato di frode in agricoltura e al reato di contrabbando. Infine, si è ampliato il panorama dei delitti contro la pubblica amministrazione di cui possono rispondere le società, includendovi il delitto di peculato e quello di abuso d’ufficio.
    Infine, il decreto interviene su alcune fattispecie di corruzione, includendovi anche i casi in cui siano sottratti denaro o utilità al bilancio dell’Unione o ad altri suoi organismi.

    Il rischio penale sembra riguardare prevalentemente la gestione della partecipazione alle procedure pubbliche per l’ottenimento di appalti di fornitura, ovvero di finanziamento o contributi a carico dei Fondi europei destinati allo sviluppo dell’agricoltura.

    Le società che svolgono frequentemente questo tipo di attività dovranno quindi valutare attentamente la tenuta dei propri presidi di controllo, in particolare di quelli volti a garantire la correttezza e la completezza dei dati e delle informazioni fornite alla P.A oppure a soggetti istituzionali dell’UE interessati.

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